Il packaging secondario è il livello di imballaggio che raggruppa più confezioni primarie in un’unica unità di vendita o movimentazione, senza entrare in contatto diretto con l’alimento. Nel settore snack coincide quasi sempre con soluzioni in cartone: cluster pack, vassoi, astucci multipli, espositori da banco e shelf-ready packaging. La sua funzione è duplice: proteggere il prodotto lungo la catena logistica e presentarlo a scaffale con il minimo intervento manuale da parte del personale di punto vendita.
Primario, secondario, terziario: le tre funzioni del packaging e dove si colloca il cartone
L’imballaggio primario è quello a contatto diretto con l’alimento. Determina la shelf life del prodotto e deve essere conforme al Regolamento (CE) 1935/2004 sui materiali destinati al contatto con gli alimenti.
L’imballaggio secondario raggruppa più unità primarie. Non tocca l’alimento, quindi non è soggetto ai requisiti di contatto alimentare, ma resta soggetto ai requisiti generali di sicurezza e sostenibilità del PPWR. È il livello dove si concentra la comunicazione di marca destinata al punto vendita.
L’imballaggio terziario è l’unità di trasporto: pallet, casse di raggruppamento, film estensibile, angolari. Serve alla movimentazione e allo stoccaggio, non arriva al consumatore finale.
Il cartone è presente in tutti e tre i livelli, ma con funzioni tecniche diverse. Nel primario serve barriera e conformità; nel secondario serve rigidità e stampabilità; nel terziario serve resistenza alla compressione e stabilità di pila.
Cluster pack, vassoi espositori e shelf-ready packaging: le soluzioni per la GDO
Il cluster pack raggruppa da 2 a 6 unità dello stesso prodotto in un’unica confezione destinata alla vendita. È usato per le promozioni multipack e per aumentare il valore dello scontrino.
Il vassoio con cappuccio è la struttura in due parti più diffusa nel settore alimentare: un fondo che contiene il prodotto e un coperchio removibile. Il vassoio viene esposto direttamente a scaffale dopo la rimozione del cappuccio.
Il wrap-around avvolge il gruppo di prodotti in un unico foglio di cartone piegato e incollato, riducendo il materiale impiegato rispetto a una cassa tradizionale.
L’espositore da banco è progettato per l’acquisto d’impulso in prossimità delle casse. Ha altezza contenuta, superficie frontale stampata e struttura autoportante.
Lo shelf-ready packaging (SRP), chiamato anche retail-ready packaging, è la categoria che i buyer della GDO richiedono con maggiore insistenza. Un SRP deve rispettare cinque requisiti operativi: apertura facilitata senza taglierino, riconoscibilità immediata del prodotto, riempimento rapido dello scaffale, identificazione chiara del codice a barre, riciclabilità dopo l’uso.
L’apertura facilitata si ottiene con linee di pretaglio, perforazioni o strappi guidati progettati in fase di fustellatura. Ridurre a pochi secondi il tempo di riassortimento di un facing è un vantaggio economico diretto per il retailer, ed è uno dei criteri con cui i buyer valutano un fornitore.
Ottimizzazione del pallet: la variabile economica nascosta
Il pallet EPAL standard misura 1200 × 800 mm. Ogni millimetro non utilizzato su quella base è costo di trasporto pagato per movimentare aria.
La progettazione modulare parte dalla base del pallet e procede a ritroso: si definisce prima il numero di colli per strato, poi le dimensioni del packaging secondario, infine il formato del primario. Il percorso inverso — progettare la scatola e poi verificare il pallet — genera quasi sempre saturazioni inferiori.
Il PPWR interviene proprio su questo punto. Il Regolamento (UE) 2025/40 impone la riduzione al minimo di peso e volume degli imballaggi e, a partire dal 2030, fissa un limite massimo del 50% al rapporto di spazio vuoto negli imballaggi da raggruppamento, da trasporto e per e-commerce.
La resistenza alla compressione verticale è l’altro parametro determinante. Si misura con il Box Compression Test e definisce quanti strati sono impilabili in sicurezza senza deformazione del collo inferiore.
No, se non entra in contatto diretto con l’alimento. Restano però applicabili i requisiti generali del PPWR su sostanze, etichettatura e riciclabilità, e va garantita la tracciabilità del materiale.
Il cluster pack è un’unità di vendita al consumatore che raggruppa più pezzi. Lo shelf-ready packaging è un imballaggio da trasporto progettato per essere esposto a scaffale così com’è, dopo un’apertura rapida.
Perché riduce il tempo di riassortimento dello scaffale e il costo del lavoro in punto vendita. Un SRP ben progettato permette di ripristinare un facing in pochi secondi anziché disimballare i colli singolarmente
Sì, agendo sulla struttura anziché sullo spessore: nervature, incastri, wrap-around e ottimizzazione modulare consentono di ridurre il materiale mantenendo la resistenza alla compressione richiesta.



